Astrariux, il rock emotivo di “Nebula”

1 Giu , 2026 - EMERGENTI

Astrariux, il rock emotivo di “Nebula”

Il nuovo EP di Astrariux: “Nebula“, è il punto d’incontro tra istinto rock, ricerca sonora e un immaginario emotivo in continua espansione. Astrariux è un artista classe 2002 nato a Messina, ha costruito il proprio percorso partendo dallo studio del pianoforte, per poi avvicinarsi alla chitarra e trovare nel rock alternativo una forma espressiva diretta, distorta e profondamente personale.

Dopo diverse esperienze live nella scena siciliana e nazionale, Astrariux viene notato e apprezzato da Red Ronnie, che lo incoraggia a proseguire nel suo percorso artistico. Da lì prende forma una crescita sempre più riconoscibile, tra il brano acustico “Peloro Rosso”, presentato al Palafiori in un evento speciale a margine del Festival di Sanremo, e i singoli “When You Are With Me”, “Hurricane” e “One Last Time”.

Con “Nebula”, il suo primo EP solista, Astrariux porta avanti una visione musicale che unisce richiami alle sonorità degli anni ’70, influenze pop-rock moderne e un’attitudine internazionale. Il suo mondo sonoro è un vortice di emozioni incontrollate, una ricerca continua di senso dentro il rumore, le fragilità e le contraddizioni del presente.

L’intervista con Astrariux

Il progetto Astrariux nasce come un vero percorso solista, quasi come una nuova identità artistica. Quando hai capito che avevi bisogno di creare questo mondo tutto tuo?

Ci ho lavorato a lungo prima di arrivare alla decisione di intraprendere un percorso solista. In generale avevo bisogno di esprimere me stesso a 360 gradi, fattore che per me è uno dei concetti principali per fare musica. Il processo successivamente si è evoluto in maniera molto naturale: ho scritto tanto e ho vissuto numerose esperienze capaci di portarmi a comporre quelli che sarebbero stati i primi pezzi per il progetto. Ed eccomi qui.

“Nebula” viene raccontato come il tuo Big Bang personale e musicale. Che cosa rappresenta per te questo EP e perché hai scelto proprio questa immagine cosmica?

Il mio nome d’arte, “Astrariux”, deriva proprio dal Cosmo. Proviene essenzialmente da Astreo, il titano greco delle Stelle e dei Pianeti. L’astronomia mi ha sempre particolarmente attirato e ho scelto metaforicamente questo nome per poter provare a raggiungere le Stelle. “Nebula” è il processo di creazione di una Stella, è l’inizio di tutto quanto. Per questo motivo credo che fosse il nome perfetto per sancire l’inizio del mio percorso.

Nel disco convivono rabbia, ambizione, amore, follia e rinascita. Qual è stata l’emozione più difficile da trasformare in musica?

Credo lo siano state tutte quante, soprattutto riuscire a raggrupparle in un’unica raccolta. Sono il frutto del mio vissuto durante tutto il mio percorso solista, quindi trasformarle in testi e musica è stato molto naturale. Essere riuscito a trasmetterle in questa maniera è davvero soddisfacente.

Il tuo sound unisce il rock classico, il garage, il funk-rock, il pop-rock moderno e l’alternative internazionale. Come lavori per far convivere tutte queste influenze senza perdere la tua identità?

Cerco sempre di prendere più influenze possibili e lavorare per renderle più identitarie, cercando di improntare un mio stile riconoscibile, soprattutto anche quando provo a comporre brani un po’ più sperimentali. Mi piace molto l’idea che l’ascoltatore capisca i tratti distintivi di Astrariux, in modo da potermi riconoscere facilmente.

In brani come “Più Delle Stelle” e “Hurricane” emerge una forte voglia di superare pregiudizi e limiti. Quanto c’è della tua storia personale in questa parte più intensa dell’EP?

La professione del musicista non sempre, o quasi mai, è vista di buon occhio dalla società. Per molti è un passatempo, per molti è come se fosse un gioco, un divertimento. Per me, invece, non lo è. Credo che la musica sia molto altro, che possa elevare sia chi la suona sia chi la ascolta, di qualunque genere essa sia. Per questo, anche se molta gente dirà che la musica sarà solo un hobby, che farà solo perdere tempo, e anche se qualcuno arriverà addirittura a incitare il musicista a mollarla, molte volte anche ostacolandolo, bisogna sempre seguire le proprie passioni.

Tutto ciò richiede sacrifici, burnout, inizi abbastanza complicati per riuscire a emergere, ma è il pensare a cosa può arrivare dopo a portare, e portarmi, avanti. Per questo, a tutti i musicisti emergenti come me, consiglio davvero di non mollare mai. E sì, tutto ciò che ho descritto l’ho vissuto personalmente. Ed ecco, quindi, come hanno avuto luce “Più Delle Stelle” e “Hurricane”.

A un certo punto “Nebula” cambia atmosfera e si apre a una dimensione più solare e sentimentale, con brani come “Jasmine”, “When You Are With Me” e “Shine”. Che ruolo ha l’amore nel tuo immaginario?

L’amore arriva sempre come un fulmine a ciel sereno, è qualcosa che non ti aspetti. Ma è anche qualcosa di dannatamente bello da non poter spiegare in semplici parole, o perlomeno nessuno riuscirebbe a capirlo se non lo vive davvero in maniera profonda e corrisposta almeno una volta nella vita. La parte sentimentale dell’EP descrive esattamente questo: il mio concetto di amore, il mio concetto del viverlo e di come ho avuto modo di poterlo vivere. E nella tracklist è disposto a metà del viaggio della creazione della Stella.

“One Last Time” chiude il viaggio con il tema dell’addio e della rinuncia. Per te quanto è importante accettare una fine per poter davvero ricominciare?

È davvero fondamentale dover lasciare andare, anche se può essere difficile all’inizio. Credo sia necessario per il bene di sé stessi. È dura, vorresti non farlo, ma sarebbe solo come farti del male, un male che ti si arreca inconsapevolmente. “One Last Time” parla del desiderio di non farlo, di riprovare ancora senza rinunciare, senza dirsi addio definitivamente, ma con la consapevolezza che non sarà così. Affronta il dolore estenuante iniziale che può comportare una scelta del genere. Ma è essenziale per poter ricominciare. La fine, la sofferenza, il dolore sono parte del viaggio. Sono parte del processo che descrivo in “Nebula”.

Sei partito dal pianoforte, poi sei passato alla chitarra e hai vissuto diverse esperienze live nella scena rock siciliana e nazionale. Quanto il palco ha formato il tuo modo di scrivere e raccontarti?

Il palco è la mia principale fonte di ispirazione, soprattutto stando a contatto con il pubblico. È qualcosa che mi gratifica davvero tanto. In questi anni ho avuto l’onore di potermi confrontare con tantissime realtà musicali, scoprendo quanto la musica può dare e quanto può arrivare in direzioni diverse. Sicuramente queste esperienze mi fanno crescere ogni giorno di più, entusiasmandomi per continuare e facendomi maturare anche a livello di scrittura.

Sei stato anche notato da Red Ronnie e hai avuto occasioni importanti, tra Sanremo, Fiordaliso e Francesco Gabbani. C’è stato un momento in cui hai pensato: “Ok, forse questa strada può diventare davvero qualcosa di grande”?

Ho sempre lavorato, e lavoro ancora, per far diventare questa mia passione qualcosa di più grande, non voglio nasconderlo. Ma ritengo che la strada da percorrere sia ancora lunga, serve molto impegno e dedizione, ma ho comunque scelto di intraprenderla. A volte può essere in discesa, molte volte invece in salita, ma la mia volontà è quella di arrivare a destinazione.

Dopo “Nebula”, dici che la prossima fase sarà la tua “Supernova”. Che cosa dobbiamo aspettarci dal futuro di Astrariux?

Sto lavorando per portare “Nebula” live, cercando di farlo ascoltare e arrivare a più persone possibili. Ma nel frattempo non smetto di cercare nuove ispirazioni, di scrivere sempre qualcosa di diverso, senza fermare la mia creatività. Quindi sì, magari questo potrebbe essere tranquillamente l’inizio della mia era “Supernova”.

Il punto della Redazione

In Nebula, Astrariux racconta l’inizio di un percorso che sembra avere già una direzione chiara: trasformare emozioni intense, riferimenti rock e immaginario cosmico in un’identità riconoscibile. Il progetto di Manuel D’Angelo nasce da una necessità personale, ma guarda oltre la dimensione individuale, cercando un dialogo diretto con chi ascolta. Tra distorsioni, momenti più sentimentali e una scrittura legata alla crescita, alla rinuncia e alla voglia di non fermarsi, Astrariux mette le basi di un universo artistico ancora in espansione. Se Nebula rappresenta davvero il suo Big Bang musicale, la prossima fase potrebbe essere quella in cui questa energia trova nuove forme, nuovi palchi e una voce sempre più definita.

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