Artemysia racconta la provincia, la paura e la libertà di cantare

28 Gen , 2026 - EMERGENTI

Artemysia racconta la provincia, la paura e la libertà di cantare

C’è qualcosa di profondamente reale nel percorso di Artemysia. Classe 2003, originaria di un piccolo paese in provincia di Caserta, cresce in un contesto dove fare musica non è esattamente la scelta più incoraggiata e dove ogni tentativo creativo sembra dover passare prima dal filtro del giudizio. Eppure, tra prese in giro, paure e compromessi, decide di non mollare, imponendo una condizione semplice ma radicale: studiare sì, ma senza rinunciare alla propria passione.

La sua scrittura nasce lì, nel momento esatto in cui l’adolescenza finisce e iniziano le domande vere. “Cadere adesso”, il suo primo singolo, racconta proprio questo passaggio fragile e inevitabile, fatto di scelte, dubbi, delusioni e piccoli grandi salti nel vuoto. Dopo un periodo complicato tra promesse mancate e ostacoli economici, l’incontro con Troppo Records e la collaborazione con il producer Luigi Tarquini (Etrusko) segnano un punto di svolta concreto e finalmente tangibile.

In questa intervista abbiamo parlato con Artemysia di provincia, indipendenza, aspettative, scrittura come necessità più che come sfogo, e di un progetto che cresce con calma, tra nuovi singoli, live, band, sogni d’album e una laurea da portare a casa. Senza filtri, senza pose. Proprio come le sue canzoni.

L’intervista con Artemysia

Vivi e cresci in un piccolo paese in provincia di Caserta, un contesto che spesso non facilita chi sceglie la musica. In che modo questo ambiente ha influenzato il tuo carattere e il tuo rapporto con il giudizio degli altri

Devo dire che all’inizio mi demoralizzava molto. Quando fai vedere che ti piace fare qualcosa fuori dall’ordinario e ti smontano facendoti sentire strana o ridicola, soprattutto se sei piccola, ti fa venire solo voglia di rinchiuderti in camera e cantare davanti a un muro. Ho sempre avuto il terrore del giudizio altrui, è da pochissimo che esco allo scoperto, molte volte anche contro la mia stessa volontà.

Racconti che per anni la paura di essere giudicata ti ha rallentata. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che quella paura non poteva più decidere per te

Quando ho cambiato scuola, a 17 anni, ho iniziato il corso di teatro classico nel mio liceo, cominciando a cantare in pubblico in greco antico. Vedendo tutti i miei compagni impegnarsi per questo tipo di cose, ho capito quanto fossi stata stupida a nascondermi per così tanto tempo, frattanto ho anche scoperto la mia passione per il teatro e ogni tipo di arte e spettacolo.

La scelta di iscriverti all’università solo a patto di poter coltivare la musica è stata molto forte. Quanto è stato importante il supporto della tua famiglia in questo passaggio

All’inizio i miei non volevano che studiassi canto. Genuinamente credevano che bastasse essere intonati per saper cantare. Quando hanno visto i primi risultati si sono ricreduti. Ho apprezzato tanto la loro fiducia in me, venivamo comunque da un periodo in cui facevamo fatica a comunicare.

“Cadere adesso” nasce a 20 anni e racconta il confine tra adolescenza e vita adulta. Guardandoti oggi, senti che quella canzone ti rappresenta ancora o la vivi come una fotografia di un momento preciso

Sicuramente quando l’ascolto torno indietro di quasi due anni a quell’esatto momento, come se fossi ancora lì. Ma ad oggi mi sento perfettamente in linea con quelle parole perché continuo a commettere errori che fanno parte del mio percorso, ma fortunatamente, anche grazie a quella canzone, mi sento meno sola nel commetterli.

Nel tuo percorso parli di promesse mancate, producer spariti e richieste economiche impossibili. Quanto è stato frustrante questo periodo e cosa ti ha insegnato

Questa domanda si rifà a quella precedente. Per me pubblicare questo singolo è stato proprio il significato di quanto ho scritto. Tutte queste “peripezie” con i producer, il tempo perso, la convinzione di non voler essere ascoltata davvero, hanno fatto sì che io sentissi giorno per giorno il sentimento che volevo esprimere. Avrei preferito fosse più semplice, ma sono qui ora e va benissimo così.

L’incontro con Troppo Records e con Luigi Tarquini (Etrusko) sembra aver segnato una svolta. Cosa ti ha fatto capire che questa volta era il contesto giusto

È stata proprio una questione di comprensione, di attese volute, di azioni concrete. La serietà del lavoro svolto con loro mi ha dato una sicurezza che non avevo mai trovato in questo ambito fino ad ora. Mi sono sentita presa in considerazione per la prima volta da quando ho scritto il brano.

Dici che la tua musica nasce soprattutto nei momenti non felici. Che ruolo ha per te la scrittura: sfogo, analisi o forma di sopravvivenza

Per me la scrittura è analisi di ciò che provo. Ho sempre tenuto diari da che ho memoria, per mettere in ordine i pensieri, e tradurli in musica è stata una piacevole scoperta che non sapevo di poter fare. Mi schiarisce le idee proprio quando non so cosa pensare in determinati momenti della mia vita, alleggerendo un po’ il carico.

Ti immagini un percorso molto concreto e indipendente, fatto di singoli, live e tanta costanza. Cosa significa per te oggi “fare musica senza rincorrere illusioni”

Significa fare musica per amore: non importa dove finirò o cosa farò nella vita, troverò sempre il tempo per cantare. Sono 22 anni che canto e se mai i miei sogni non si avverassero, continuerei lo stesso senza mai fermarmi.

Parallelamente continui a lavorare come cantante nei locali con la tua band. Quanto è importante il palco nella costruzione della tua identità artistica

Vivo tantissimo il palcoscenico, mi rende libera di essere me stessa, è la cosa più importante quando sei un artista. Costruire un personaggio non è mai stato nei miei piani. Mai come oggi sento il bisogno di essere completamente sincera e farmi conoscere per come sono. Brigida e Artemysia sono esattamente la stessa persona, con due nomi diversi.

Quando guardi la tua foto su Spotify fai ancora fatica a crederci. Se potessi parlare alla Brigida di qualche anno fa, quella che aveva paura di esporsi, cosa le diresti oggi

Oggi le direi che è felice, piena di amore e affetto, che si è presa tutte le soddisfazioni che voleva. Magari non è salita sul palco di Sanremo ma è uscita dal guscio e non ha più paura di farsi vedere. Tutto ciò che ha vissuto, bello e non, l’ha resa quello che è oggi, e io sono molto fiera di lei. Può sembrare egocentrico come pensiero ma è alla me di 10 anni fa che mi ispiro spesso, mi dà la forza di credere nel cambiamento.

Conclusione

Con questa intervista Artemysia si racconta senza filtri, mettendo al centro un percorso fatto di provincia, ostacoli, attese e piccole conquiste quotidiane. La sua musica nasce da momenti fragili, da errori che diventano consapevolezza e da una scrittura che serve prima di tutto a capirsi, più che a dimostrare qualcosa agli altri.

Tra indipendenza, palco, band e nuove canzoni in arrivo, il suo progetto cresce con lentezza e sincerità, lontano dalle illusioni e vicino alla vita reale. Un cammino ancora in costruzione, che non promette scorciatoie ma verità. E forse è proprio da qui che nasce la sua forza.

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