“Ossitocina” è il nuovo capitolo del percorso della cantautrice siciliana classe 1999, un brano che unisce sonorità alt pop, neo soul e R&B per raccontare una delle dipendenze più invisibili del nostro tempo: quella dalle emozioni intense. Dopo Apparenza Liquida, Piranha, Bluff, Aliena, Aria Libera e Anima Gemella, l’artista torna con una canzone magnetica e vulnerabile, sospesa tra attrazione, connessione e perdita di controllo.
Nel suo progetto musicale, Arianna Paci continua a muoversi tra introspezione e groove, costruendo un universo in cui convivono leggerezza sonora e profondità emotiva. La sua scrittura parte spesso da esperienze personali, fragilità generazionali e dinamiche interiori, trasformandole in immagini contemporanee e riconoscibili, senza perdere quella vena ironica e umana che caratterizza il suo linguaggio.
Con Ossitocina, Arianna trasforma l’ormone associato all’amore e alla connessione in una metafora emotiva potente: una sostanza invisibile che lega, confonde e talvolta imprigiona. In questa conversazione ci ha raccontato la nascita del brano, il rapporto tra musica e identità, le sue influenze artistiche e la direzione del suo progetto dopo questa nuova uscita.
L’intervista con Arianna
Ossitocina racconta una dipendenza emotiva molto sottile, quasi invisibile. Quando hai capito che questo tema poteva diventare una canzone?
Il primo mese di una relazione. Una relazione breve ma che è stata la più intensa della mia vita. Ho iniziato a notare quanto certe persone riescano a creare dipendenza senza che ce ne accorgiamo davvero. Mi interessava raccontare quel meccanismo chimico ed emotivo che ti porta a tornare continuamente verso qualcosa anche quando sai che ti sta confondendo. L’ossitocina è l’ormone del legame, della vicinanza, ma può trasformarsi anche in una specie di trappola emotiva. Da lì ho sentito che poteva diventare una canzone.
Nel brano l’ossitocina diventa una metafora dell’attrazione, della connessione e anche della perdita di controllo. Cosa ti interessava raccontare di questo confine?
Mi interessava raccontare quanto il confine tra amore, desiderio e dipendenza sia sottilissimo. A volte ci convinciamo che una connessione intensa sia automaticamente qualcosa di sano, ma non sempre è così. Volevo parlare proprio di quella sensazione di perdere lucidità, di lasciarsi guidare più dall’istinto e dalla chimica che dalla razionalità. A me, tutta quella ossitocina, quasi mi spaventava perché non riuscivo più a controllarmi.
C’è un’immagine o una frase del testo che secondo te rappresenta meglio il cuore del brano?
“La chimica che non puoi controllare” probabilmente è la frase che riassume meglio il senso del pezzo. Perché Ossitocina parla proprio di questo: di qualcosa che ti attraversa, ti muove e ti cambia senza chiederti il permesso e tu non puoi controllarla.
La tua musica unisce spesso leggerezza sonora e profondità emotiva. Quanto è importante per te creare questo contrasto?
Tantissimo. Mi piace quando una canzone ti fa muovere ma allo stesso tempo ti lascia qualcosa dentro. Credo che le emozioni funzionino così: spesso le cose più profonde si nascondono dietro immagini colorate, ironia o groove apparentemente leggeri. Quel contrasto mi rappresenta molto sia artisticamente che come persona. Io sono una persona molto ironica ma dentro ho mille sfumature profonde da scoprire.
Ossitocina si muove tra alt pop, neo soul e atmosfere R&B. Come avete lavorato sulla produzione per trovare il giusto equilibrio tra sensualità, groove e introspezione?
Abbiamo lavorato cercando di lasciare spazio all’atmosfera senza appesantire il brano. Volevo che il groove fosse presente ma quasi ipnotico, come qualcosa che ti trascina lentamente dentro il pezzo. Ci sono elementi neo soul e R&B molto morbidi, ma anche un approccio più alt pop nella scrittura e nei suoni. L’obiettivo era creare qualcosa di sensuale ma anche emotivamente vulnerabile. Il mood della canzone ti porta proprio in quel mondo etereo dell’innamoramento, quasi ipnotico.
Nei tuoi brani parli spesso di identità, fragilità e dinamiche interiori. Quanto c’è di personale nella tua scrittura e quanto invece nasce dall’osservazione degli altri?
C’è sempre qualcosa di molto personale. Scrivere per me è un modo per capire meglio quello che provo, per guarire la mia anima, per farla parlare. Le mie canzoni nascono da esperienze che mi appartengono, da emozioni vissute, da dolori, da gioie. Trasformo tutto ciò in musica per far sentire le persone meno sole, per diffondere messaggi di amore.
Dopo brani come Apparenza Liquida, Aliena e Anima Gemella, che posto occupa Ossitocina nel tuo percorso artistico?
Ossitocina rappresenta una continuità ma anche un’evoluzione. Nei brani precedenti parlavo molto di identità, alienazione e ricerca di connessione. Qui invece entro ancora di più nelle dinamiche emotive e relazionali. Penso sia uno dei pezzi che rappresenta meglio il mondo sonoro e visivo che sto costruendo in questo momento.
Sei cresciuta musicalmente tra soul, R&B, funky e pop contemporaneo. Quali ascolti o riferimenti senti più vicini al tuo modo di scrivere oggi?
Io vengo dalla vecchia scuola soul di Nina Simone, Aretha Franklin, soprattutto per il modo di interpretare le emozioni. Amo artisti che riescono a unire groove e introspezione, come Amy Winehouse. Ad oggi direi che Raye è la nuova Amy, ha riportato il soul in vita. Adoro anche il modo di scrivere di Caparezza, che è l’unico rapper italiano che ascolto. Mi ispirano molto le contaminazioni tra generi, perché è qualcosa che cerco anche nella mia musica.
Oltre alla musica, hai studiato Marketing e questo sicuramente ti dà uno sguardo diverso sul tuo progetto. Quanto conta per te avere consapevolezza anche nella costruzione della tua identità artistica?
Conta molto, soprattutto oggi. Credo che un progetto artistico non sia fatto solo di canzoni ma anche di immaginario, comunicazione e coerenza. Studiare Marketing mi ha aiutato a capire meglio come raccontarmi senza perdere autenticità. Cerco sempre un equilibrio tra la parte creativa e quella strategica. L’università in generale mi ha consentito di aprire la mente su molti aspetti.
Guardando al futuro, che direzione immagini per il progetto Arianna Paci dopo Ossitocina?
Vorrei continuare a costruire un mondo sempre più riconoscibile, sia musicalmente che visivamente. Mi interessa sperimentare ancora con sonorità soul, R&B, funky e alt pop, ma mantenendo sempre al centro i testi e l’emotività. Dopo Ossitocina immagino un percorso ancora più personale, libero e identitario.
Il punto della redazione
Con Ossitocina, Arianna Paci conferma una direzione artistica sempre più chiara: raccontare emozioni complesse senza appesantirle, tenendo insieme ritmo, vulnerabilità e immaginario. Il brano funziona proprio perché parte da un’esperienza intima ma arriva a un sentimento molto riconoscibile, quello della connessione che seduce, confonde e diventa quasi impossibile da governare.
La sua scrittura continua a muoversi in un territorio personale, dove il groove non serve solo a rendere il brano più immediato, ma diventa parte del racconto emotivo. Arianna Paci costruisce così un progetto capace di parlare di fragilità, identità e relazioni con una voce autentica, moderna e sempre più definita.
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