The Code segna l’ingresso di un progetto che prova a fare qualcosa che tanti dichiarano ma pochi portano davvero sul palco: trasformare il DJ set in una performance fisica, suonata, viva.
Dietro il nome Anathem c’è Riccardo Aguiari, batterista classe 1998, con un percorso che parte prestissimo e si costruisce tra studio, live e contenuti digitali. La differenza, però, non sta solo nella tecnica: sta nel modo in cui questa viene messa al servizio di un formato ibrido che funziona sia in streaming che dal vivo.
DJ set + batteria: non un gimmick, ma una struttura
L’idea di unire DJ set e batteria live non è nuova, ma spesso resta un effetto estetico. Nel caso di Anathem, invece, la batteria diventa parte strutturale dello show, non un semplice layer sopra le tracce.
Questo cambia completamente la percezione: il set non è più una sequenza di brani, ma un flusso performativo in cui ritmo, dinamica e presenza scenica si costruiscono in tempo reale. È qui che il progetto trova il suo spazio, soprattutto in contesti club e festival dove l’impatto visivo e fisico è determinante.
“The Code”: un debutto pensato per funzionare ovunque
Con “The Code”, Anathem definisce subito il perimetro sonoro del progetto: elettronica contemporanea con aperture pop-rock, costruita per essere immediata ma non banale.
Il brano è chiaramente progettato con una doppia funzione:
da un lato lo streaming, con una struttura accessibile;
dall’altro il live, dove la batteria amplifica drop, build-up e transizioni, rendendo il pezzo più incisivo sul palco.
Non è un esperimento isolato, ma un primo passo coerente con una visione più ampia.
Un percorso già solido alle spalle
Prima di Anathem, il percorso di Aguiari è già tutt’altro che acerbo. Endorser per Soultone Cymbals, esperienze negli Stati Uniti, collaborazioni internazionali e soprattutto il tour 2022 con Elodie, che lo ha portato su palchi rilevanti in tutta Italia.
A questo si aggiunge una presenza digitale costruita nel tempo: oltre 650.000 visualizzazioni su YouTube e una community attiva che ha accompagnato l’evoluzione del progetto.
Una direzione chiara: performance prima di tutto
Anathem si inserisce in quella nuova generazione di artisti che stanno spostando il focus dalla figura del DJ a quella del performer completo. Non basta più selezionare tracce: serve costruire un’esperienza.
La direzione è evidente: un sound internazionale, pensato per contesti live ad alto impatto, e un’identità che punta a distinguersi non tanto per il genere, quanto per il modo in cui viene portato sul palco.
E se “The Code” è il primo capitolo, è abbastanza chiaro che il progetto non vuole restare confinato alla dimensione del singolo, ma evolversi in uno show riconoscibile.
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