A tu per tu con Alixia Mistral

24 Giu , 2026 - EMERGENTI

A tu per tu con Alixia Mistral

Alixia Mistral è una giovane artista emergente della scena R&B e Neo-Soul, capace di unire un timbro caldo ed evocativo a una presenza scenica intensa e magnetica. Accompagnata nei live da tre musicisti, tra chitarra, basso e batteria, porta sul palco una narrazione emotiva personale, sospesa tra energia, introspezione e ricerca di autenticità.

Il suo progetto guarda a un immaginario internazionale, non solo per la scelta dell’inglese, ma anche per le influenze che attraversano la sua musica: da Lauryn Hill a Erykah Badu, passando per Michael Jackson e Stevie Wonder. Dopo l’esperienza con la band Superpop e un percorso costruito tra palchi italiani ed europei, dal 2024 Alixia pubblica i suoi brani con Irma Records, dando forma a un universo sonoro fatto di arrangiamenti pop-jazz, voci stratificate e atmosfere retrò.

Con Simple Trick, singolo in uscita a maggio e punto di partenza del suo primo EP previsto per l’autunno, Alixia Mistral rielabora una bozza nata sei anni fa e la trasforma in un brano dal respiro nuovo, arricchito da archi, fiati e un beat hip hop. Il pezzo racconta la fine di una relazione come momento di consapevolezza, rivelazione e liberazione: non una semplice chiusura, ma un passaggio necessario per tornare a sé stessi.

L’intervista con Alixia Mistral

Il tuo progetto unisce R&B, Neo-Soul, pop-jazz e un immaginario molto internazionale. Quando hai capito che questa sarebbe stata la direzione più naturale per raccontarti?

Credo che il mio progetto sia il risultato più naturale dei miei ascolti di sempre e della mia forte sintonia con la lingua inglese.

Quando ero piccola, io e la mia famiglia vivevamo in un piccolo appartamento di Forlì. Entrando nell’ingresso, sulla destra c’era la sala, dritto la cucina e a sinistra un corridoio con una lunga libreria, riempita quasi interamente dai CD di mio babbo, che portava alla zona notte. Io e mio fratello Enrico, nato nel 2003, condividevamo una camera da letto e proprio davanti alla nostra porta, nella libreria, c’era uno stereo.

Tutte le sere mio babbo metteva su un CD e impostava lo spegnimento automatico, così tutta la casa salutava la giornata in questo modo. La musica che ha caratterizzato in modo così positivo la mia infanzia mi ha chiaramente lasciato un imprinting fortissimo. Anche quando ho iniziato a scrivere i miei primi brani, circa a sedici anni, la mia testa non si è neanche chiesta in che genere o in che lingua farlo: era ovvio.

Ho fatto anche alcuni tentativi in italiano, ma non mi hanno mai convinta abbastanza da pensare di pubblicarli.

Tra le tue influenze ci sono nomi enormi come Lauryn Hill, Erykah Badu, Michael Jackson e Stevie Wonder. Cosa senti di aver assorbito maggiormente da questi artisti?

Ammiro Lauryn Hill ed Erykah Badu per la forte critica sociale presente nei loro brani. I loro testi sono intelligenti e poetici, senza essere pesanti o pessimistici. Invitano a riflettere su sé stessi, sul rapporto con gli altri, sui sistemi politici, sulla spiritualità e sulla religione.

Le cornici musicali del Neo-Soul e dell’hip-hop che veicolano tutto ciò sono state rivoluzionarie. I “personaggi” e le voci di Hill e Badu rispecchiano chiaramente i loro messaggi.

Da Michael Jackson cerco di imparare l’articolazione ritmica ed energica delle parole. In studio mi aiuta molto chiedermi come avrebbe cantato lui.

Stevie Wonder, invece, mi affascina per il suo timbro, che anche con l’età ha mantenuto una brillantezza giovane, e per le bellissime melodie vocali e i giri di accordi presenti nei suoi brani.

Simple Trick nasce da una bozza scritta sei anni fa. Cosa ti ha fatto capire che era arrivato il momento giusto per riprenderla e darle una nuova forma?

Simple Trick è nata al pianoforte, come tanti miei brani. È nata però in un momento in cui faticavo ancora a immaginare un arrangiamento completo e riuscivo a pensarla solo come un brano intimo, medio-lento.

Il primo punto di svolta è arrivato circa un anno e mezzo fa, quando ho capito che poteva funzionare molto bene con una batteria hip hop. Da lì è diventata più veloce, ho riguardato alcune parti del testo e ho tolto la lunga intro che avevo scritto. La sentirete comunque come breve brano a sé, che farà da introduzione all’intero EP.

L’altro punto di svolta è stato cominciare a lavorare con Alex Ferro, che ha completato l’arrangiamento con una linea di basso stupenda, un tema di fiati sul ritornello e una bozza degli archi.

Nel brano racconti la fine di una relazione come un momento rivelatorio e liberatorio. Quanto è importante, per te, trasformare esperienze personali in qualcosa che possa parlare anche agli altri?

Scrivo a partire dalle mie esperienze e credo che molti brani in cui mi sono ritrovata siano stati scritti con lo stesso bisogno di raccontarsi, elaborare e cercare di guardare la propria vita da fuori.

Quando nel testo di una canzone ritrovo alcune mie esperienze importanti, positive o negative che siano, è un po’ come quando un’amica o un amico mi racconta qualcosa che gli è successo, oppure condivide un argomento su cui riflette spesso, e io mi rendo conto di capire perfettamente, di essere nella stessa situazione. Il racconto della persona davanti a me diventa anche il mio.

In amicizia è bellissimo sentire di capire profondamente le parole che una persona ti dice riguardo alla propria vita: ti fa sentire a tua volta compreso. Quando succede, le conversazioni diventano lunghe e specifiche e ci si meraviglia di quanti aspetti uguali possano avere vite diverse.

Per una canzone è molto simile: a volte il testo è un input per riflettere su qualcosa, per sfogarlo, liberarlo, sognarlo o riviverlo. Ad ogni ascolto la riflessione continua, il significato delle parole diventa sempre più completo e il testo appartiene sempre di più all’ascoltatore.

Faccio musica perché mi piace tanto e fa bene alla mia persona, ma la pubblico anche perché spero di poter dare quello che la musica di altri artisti dà a me.

Simple Trick ha un arrangiamento molto ricco, con archi e fiati su un beat hip hop. Come è nato questo equilibrio tra eleganza orchestrale e groove più urbano?

Negli ultimi anni ho ascoltato molto artisti attuali come Leon Thomas, Victoria Monét, Leven Kali, Yebba, Lucky Daye, Olivia Dean e altri. Quello che ascolto influenza inevitabilmente il mio immaginario musicale e mi aiuta a capire come voglio che suoni la mia musica.

Ho anche avuto la possibilità di cantare in Big Band al Conservatorio Martini di Bologna, che sto frequentando, ed è stata un’esperienza molto positiva, che mi ha suscitato curiosità verso i grandi ensemble.

Inoltre, dal 2024 ad oggi ho fatto uscire solo sette singoli: mi sento ancora all’inizio delle mie pubblicazioni e col tempo voglio toccare tante sfumature che mi appartengono. Con Simple Trick ho integrato il lato hip hop e ampliato l’arrangiamento, con The Way You Move, uscito nel 2025, ho esplorato l’afrobeat, mentre con Run Away Or Face The Day, del 2024, ho toccato il funk. Anche i brani che usciranno quest’anno porteranno alla luce nuove sfumature, pur restando nella grande cornice del Soul e dell’R&B.

Dal 2024 pubblichi con Irma Records. Quanto ha inciso questa nuova fase discografica sulla costruzione della tua identità artistica?

Quella con Irma Records è la mia prima e unica collaborazione discografica. Sono felice di essere entrata in un’etichetta indipendente, che mi permette di pubblicare la mia musica senza compromessi, e sono fortunata ad avere la possibilità di arrivare a un’audience estesa e internazionale.

Vedere che i miei ascoltatori piano piano aumentano e rimangono mi fa molto piacere. Sicuramente la mia musica è adatta al pubblico di Irma.

Credo che tutto stia procedendo a un ritmo calmo e umano, e riconosco che sia sano, anche se spesso mi faccio prendere dalla smania di fare un sacco di cose. Ho ancora tanto da imparare, tanto su cui riflettere e tanto da esplorare per arrivare alla consapevolezza a cui miro. Qualche mattone c’è già, ma è giusto che ci vogliano tempo e dedizione per costruire un’identità artistica solida.

Nei tuoi brani convivono introspezione e solarità. Ti riconosci in questa doppia natura anche fuori dalla musica?

Beh, sì. Sono una persona solare, leggera e spensierata. Mi piace uscire, scherzare, ridere e passare il tempo in compagnia in modo semplice. Mi piace anche affrontare discorsi seri e scavare, conoscere a fondo le persone che ho intorno e aprirmi a mia volta, sia in situazioni di gruppo che a due. È bello avere attorno persone che mi somigliano e con cui posso condividere tanto.

Generalmente sono molto serena e, nei momenti in cui mi accorgo di non esserlo, cerco di trovare una spiegazione il prima possibile. A volte mi aiuta stare da sola, prendermi del tempo per riposarmi o per pensare; altre volte è importante cercare qualcuno con cui parlare.

Per Simple Trick hai ideato e diretto anche il videoclip. Quanto è importante per te avere controllo non solo sulla musica, ma anche sull’immaginario visivo che la accompagna?

Per ora mi piace avere il pieno controllo sia della mia musica sia dell’estetica che la accompagna. Entrambi i processi mi entusiasmano. Rifletto spesso su come mi comporterei se un domani mi venisse proposto di rinunciarci.

È chiaro che occuparmi di questi due, o forse più, lavori è davvero impegnativo. Da una parte mi permette di avere una visione ancora più globale dell’esperienza che farà l’ascoltatore; dall’altra riconosco che ho ancora molto da imparare su come trasporre la mia musica in immagine, video, font, colori e tutto il resto. Slowly but surely.

Stai lavorando al tuo primo EP in arrivo in autunno. Che tipo di mondo sonoro e narrativo dobbiamo aspettarci da questo progetto?

A livello sonoro, Simple Trick è già una bella anticipazione, ma ci saranno anche brani abbastanza diversi.

Il secondo singolo, in arrivo a luglio, sarà sempre groovy, ma la tematica non sarà amorosa. Nel testo di “.. ..” ammetto di sentirmi soffocata e sminuita in alcune situazioni e di non poter più rispettare certe regole o abitudini alla base di alcune relazioni: qualcosa deve cambiare.

Altri brani saranno molto intimi, avranno arrangiamenti più minimal e daranno spazio a una narrazione più dolce o più cruda. E poi ci sarà anche una cover, la mia primissima, che penso nessuno possa aspettarsi.

Sono molto curiosa di scoprire come verrà accolto questo EP e spero di suonarlo live al più presto!

Il punto della Redazione

Con Simple Trick, Alixia Mistral conferma una direzione artistica già molto riconoscibile, in cui R&B, Neo-Soul e sensibilità pop-jazz convivono con una scrittura personale e cinematografica. Il brano non si limita a raccontare la fine di una relazione, ma trasforma quel momento in una presa di coscienza, dando alla fragilità una forma elegante, luminosa e profondamente musicale.

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