4 chiacchiere con moha111 dopo l’EP “Bedaya”

28 Apr , 2025 - EMERGENTI

4 chiacchiere con moha111 dopo l’EP “Bedaya”

Un viaggio tra folk, indie ed emozioni autentiche

Il 18 aprile 2025 segna l’uscita di “Bedaya”, il primo EP di moha111, giovane cantautore romano pronto a lasciare il segno nella nuova scena musicale italiana. Pubblicato dall’etichetta Broncio con distribuzione Artist First, “Bedaya” è completamente prodotto da LAND0000 e racconta un percorso di crescita, autenticità e trasformazione.

“Bedaya”: un progetto nato da passione e verità

“Bedaya”, parola araba che significa “inizio”, nasce da un’esigenza sincera: quella di raccontarsi senza filtri. moha111 e il produttore LAND0000 hanno lavorato seguendo l’istinto, costruendo ogni brano come una fotografia dei momenti vissuti negli ultimi tre anni. Il progetto è il frutto di notti insonni, chilometri percorsi, dubbi e rinascite.
Un EP senza budget ma ricco di cuore, realizzato grazie a legami profondi e a una dedizione rara.

Musicalmente, “Bedaya” è un viaggio sonoro che fonde folk, indie e un pop elettronico moderno. Un equilibrio perfetto tra strumenti acustici e suoni sintetici, capace di trasportare l’ascoltatore in un mondo intimo ma aperto a nuovi orizzonti.
La focus track sarà “costole rotte”, brano che promette di essere uno dei momenti più intensi dell’intero EP.

Chi è moha111?

Dietro il nome moha111 si cela Mohamed Abdelghaffar Abdelhamid Elsayed Sarhan, cantautore romano di 24 anni con radici egiziane. La sua musica è una continua esplorazione di identità, emozioni e storie di amore, distanza e desiderio di protezione.

Fin da giovane, moha111 utilizza la scrittura come strumento per validare le sue origini e costruire un ponte tra nostalgia e speranza. Le sue sonorità, calde e organiche, amplificano la forza dei suoi testi, rendendolo uno degli artisti più autentici e promettenti della nuova generazione.

Il suo debutto ufficiale risale al 1° novembre 2024 con il singolo “Lucciole (Voltati)”, accolto positivamente dalle principali playlist editoriali di Spotify. Successivamente, i brani “Paura” (copertina della playlist “Scuola Indie”), “codice morse” e “Volevo portarti lontano” hanno consolidato la sua presenza nella scena indipendente italiana.

Con “Bedaya”, moha111 dimostra che la musica più vera nasce dall’urgenza di comunicare, dal coraggio di mostrarsi vulnerabili e dalla forza di chi crede nelle proprie radici. Se amate gli artisti che riescono a trasformare emozioni intime in esperienze sonore universali, moha111 è un nome da tenere d’occhio nel 2025.

Segui moha111 su Instagram.

moha111

L’intervista

Ciao Moha, piacere di conoscerti e grazie per essere con noi oggi. Il titolo del tuo primo EP è “Bedaya”, che significa “inizio”: cosa rappresenta per te questo debutto?

Ciaooo, il piacere è tutto mio :)
Bedaya è un progetto a cui sto lavorando da quasi tre anni, e per me rappresenta un nuovo inizio in senso letterale. È un progetto in cui ho messo la mia identità — e quella delle persone che lavorano con me — in primo piano, dando valore al nostro istinto e alla nostra passione per la musica.

Hai lavorato a questo progetto per quasi tre anni. C’è stato un momento in cui hai pensato di mollare?

Ci sono stati tantissimi momenti in cui ho pensato di mollare, addirittura di smettere di fare musica del tutto… ma poi, in qualche modo, la musica si faceva sempre trovare. Fare musica è la cosa che più mi appaga in assoluto. Ci sono stati tanti dubbi, insicurezze e momenti in cui sentivo di non farcela, ma ogni volta la voglia di creare qualcosa di unico è sempre stata più forte.

“Costole rotte” è la focus track dell’EP. Cosa ti ha spinto a metterla al centro?

Costole rotte è un pezzo molto accessibile e riesce a mischiare la mia identità musicale più acustica e folk con qualcosa che assomiglia al pop moderno. È stato quasi spontaneo sceglierla come focus track.

Com’è nata la collaborazione con LAND0000 e che tipo di intesa si è creata tra voi in studio?

Conosco LAND0000 da quando avevo 18 anni, siamo sempre rimasti in contatto. Il nostro rapporto si è fortificato quando abbiamo deciso di avviare questo progetto. È stato facilissimo completare l’EP con lui, perché abbiamo tanti ascolti in comune e ascoltiamo musica molto simile. Ma il fulcro del nostro legame è che siamo due ragazzi che vogliono solo fare musica bella e sincera — forse è questa la cosa più importante di tutte.

L’EP è stato realizzato senza budget, ma con tanta dedizione. Quanto ha contato l’energia delle persone intorno a te?

Letteralmente cruciale. L’energia delle persone che hanno lavorato a questo progetto è stata una delle cose più essenziali per poter creare in modo autentico e lasciare un’impronta che spero duri nel tempo. Siamo tutti ragazzi che vogliono lavorare con ciò che amano, indipendentemente dal risultato.

Il tuo sound unisce folk, indie e pop elettronico: quali sono i tuoi riferimenti musicali principali?

Ascolto tantissimo Bon Iver, Dijon e Mk.gee — sono artisti che riescono a mescolare sincerità, ricerca sonora e una forte identità personale. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa, anche solo a livello istintivo. Mi affascina la loro capacità di sperimentare senza perdere l’intimità, e credo che questo approccio abbia influenzato molto anche il mio modo di scrivere e concepire la musica.

Nei tuoi testi si sente un legame forte con la tua identità. In che modo le tue origini egiziane influenzano il tuo modo di scrivere?

In realtà tantissimo, anche se ancora non riesco a esplicitare le mie origini in modo marcato. Ma è sicuramente uno dei miei intenti per il futuro. Cerco sempre di mettere in vetrina le mie radici, e spero di riuscire a renderle sempre più presenti in modo spontaneo anche nella musica.

Hai esordito con “Lucciole (Voltati)” e sei finito subito sotto i riflettori editoriali. Te l’aspettavi?

Assolutamente no. Lucciole (Voltati) è nata dalla mia passione per Bon Iver — in particolare mi sono ispirato a 714 CREEKS. Non mi sarei mai aspettato di ricevere attenzione editoriale fin da subito, anche perché era il mio primo brano pubblicato. Ma l’intento è sempre stato quello di fare qualcosa di unico, al di là di qualsiasi tipo di riscontro.

C’è un brano dell’EP che senti più vicino a quello che sei oggi?

In realtà quasi tutti, perché rappresentano sfaccettature diverse della mia identità musicale. Ma Paura avrà sempre un posto speciale nel mio cuore: è un pezzo potentissimo nella sua semplicità — forse è proprio questa la sua forza.

Dopo “Bedaya”, dove pensi ti porterà il tuo prossimo passo?

Spero che Bedaya rappresenti davvero l’inizio di tutto: che ci porti verso un nuovo progetto e a tanti concerti in giro per l’Italia, dove possiamo sentire concretamente il riscontro umano delle persone che ci ascoltano.
Quello che manca di più, in fondo, è suonare dal vivo e sentire l’amore delle persone.

moha111


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