Meijic Inca è il progetto lo-fi sperimentale del pugliese Leonardo Ostuni, cantante e chitarrista dei Moustache Prawn, tra le più apprezzate indie rock band italiane degli ultimi anni.
Dopo 3 singoli pubblicati tra il 2019 e il 2022, il Primo Aprile 2025 esce per Dischi Uappissimi il suo omonimo album d’esordio registrato tra Bratislava, Torino e la sua terra natia: Fasano.
Meijic Inca, l’album, è un elogio al do it yourself e all’autoproduzione ispirato al lavoro di ricerca di artisti come Fred Neil, J.D. Salinger, Jonas Mekas, i fratelli Tsuge, Elephant 6, Yasuaki Shimizu e Ahmed Malek. Il tutto registrato, mixato e masterizzato dallo stesso Leonardo Ostuni, che racconta la genesi del disco con le seguenti (bellissime) parole:
Il disco è una raccolta di brani registrati in vari momenti della mia vita e che non mi sono mai deciso di completare, per un motivo o per l’altro. Forse perché non erano dei “singoli”, oppure erano registrati troppo male, cambiavo idea e finivo per dimenticarmene per passare ad altro. Risentendoli un giorno ho pensato di unirli e di farci un disco. Condividono lo stesso spirito. È un album di canzoni abbandonate. Un quaderno di appunti. Ho deciso di pubblicarlo così com’è, con tutte le sue imperfezioni, rattoppando dove mi è stato possibile. Alcune canzoni sono state registrate a Bratislava, dove ho vissuto per un po’, altre a Torino, dove vivo adesso, un’ altra ancora nella casa dei miei genitori, l’ultima. Risale a circa 12 anni fa. Si sente malissimo ma risentendola dopo tempo ho ritrovato qualcosa che non sono riuscito a ricreare, perché non sono più la stessa persona, è cambiata la voce, il tocco delle mani sulla chitarra, il modo di cantare, il rumore del paralume della lampada in cui incastravo un microfono da due soldi, ciò che stavo vivendo in quel momento. Non sarei mai riuscito a risuonarla con la stessa intenzione. Non ci riesco tutt’oggi. È come trovare una fotografia sbiadita nell’armadio e rifarla mettendosi nella stessa posa e gli stessi vestiti, con una macchina fotografica professionale. Lo stesso vale per gli altri brani. Sono per me come delle istantanee. Gli errori presenti un po’ ovunque sono parte integrante del racconto, elementi che non ho voluto eliminare. Mi piace l’idea che suoni come una vecchia audiocassetta rovinata dalla copertina anonima trovata in un cestino sott’acqua.
L’album d’esordio di Meijic Inca è disponibile solo ed esclusivamente su YouTube sotto forma di un’unica traccia, e nei prossimi mesi anche su musicassetta. Una strategia comunicativa non convenzionale, che può riportare alla mente l’operazione Cindy Lee, artista di culto che nel 2024 travolse la scena musicale indipendente con la pubblicazione dello splendido “Diamond Jubilee” (tutt’ora disponibile solo su You Tube, con oltre un milione e mezzo di streaming totali).
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Ciao Leonardo, piacere di conoscerti e grazie per essere con noi oggi. Meijic Inca è un progetto che sembra nascere dall’urgenza espressiva e dalla voglia di sperimentare. Come è nato e cosa rappresenta per te rispetto alla tua esperienza con i Moustache Prawn?
Ciao! Piacere mio. Meijic Inca è un progetto nato dal bisogno di continuare a produrre musica anche senza la mia band, più per questioni geografiche (non viviamo più nella stessa città) che per altro. Volevo continuare a scrivere canzoni e con la band abbiamo faticato a trovare una chiave per produrre musica a distanza: siamo sempre stati un gruppo di amici che si incontra in sala prove. I Moustache Prawn sono quello, un lavoro corale frutto di un rapporto di amicizia che ci lega dall’adolescenza. Meijic Inca è il quaderno su cui scrivere i pensieri che mi passano per la testa, senza virgole o punti.
Il tuo album d’esordio è stato registrato tra Bratislava, Torino e Fasano. Quanto hanno influito questi luoghi sulla scrittura e sulle atmosfere del disco?
Tanto, tantissimo. Ciascun brano racconta un periodo della mia vita. Ci sono pezzi più malinconici, nati da momenti di solitudine nel primo inverno a Bratislava, lontano da casa, ma anche pezzi più spensierati, in cui avevo trovato la mia dimensione e persone con cui condividere un nuovo percorso. Torino è il luogo in cui le cose hanno iniziato a prendere forma, le incertezze sono diventate certezze, la vita ha iniziato a scorrere più lentamente. Fasano è il luogo in cui sono nato e cresciuto, è la mia casa. Soltanto l’ultimo pezzo è stato registrato lì: contiene tutta l’incertezza e l’acerbità dei vent’anni. Non potevo riregistrarlo, è tutto lì.
Parli di questo album come di una raccolta di “canzoni abbandonate” e di “istantanee di momenti di vita”. Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a recuperarle e pubblicarle?
È successo di recente, mentre finivo di registrare un pezzo che non è incluso nel disco. Stavo salvando il brano in una delle cartelle del computer e mi è venuta voglia di ascoltare alcuni pezzi che avevo registrato. Li ho ascoltati tutti d’un fiato. In quei pezzi ci avevo messo qualcosa, una parte di me che avevo dimenticato. Alla mente sono sopraggiunte immagini e ricordi. Ho scelto quelle che per me rappresentavano qualcosa di importante, a prescindere dal loro stile e dalla coerenza musicale. Dovevo riunire quei pezzi e metterli assieme: solo così il quadro avrebbe preso forma. Non da soli, ma in relazione, anche se completamente diversi gli uni dagli altri.
Il disco è disponibile solo su YouTube e presto in musicassetta, evitando le piattaforme di streaming tradizionali. C’è un significato preciso dietro questa scelta?
Quando ero piccolo ho iniziato ad ascoltare musica allo stereo di mia sorella. Lei e mio fratello collezionavano cassette, ma avevano gusti completamente diversi. Mio fratello ascoltava i Led Zeppelin e i Metallica, mia sorella amava Madonna e Laura Pausini. Sono cresciuto nel mezzo delle loro anime musicali, una pop e l’altra più alternativa.
Sul finire degli anni ’90 si compravano le videocassette vergini e si facevano compilation registrando pezzi alla radio. Ricordo quelle cassette come se fosse ieri: mi mettevo alla radio e passavo così i pomeriggi, rec e pausa. Quando consumavo una cassetta ci sovraincidevo altre canzoni. C’era dentro Caparezza, Tiziano Ferro, i Black Eyed Peas, Anastacia e, soprattutto, c’era Lemon Tree, la canzone che cantavo in continuazione da piccolo. Mi regalarono un registratore con la minicassetta, su cui registrare voci, suoni e canzoni. Il formato cassetta mi è sembrato il più adatto al progetto che avevo in mente. Su YouTube è possibile mettere il disco come traccia unica; sulle altre piattaforme avrei dovuto separare i brani e si sarebbe perso il senso. Non escludo tuttavia di caricarlo su altre piattaforme più in là.
Hai citato artisti come Fred Neil, Jonas Mekas e Ahmed Malek tra le tue ispirazioni. In che modo hanno influenzato il tuo modo di scrivere e produrre musica?
Fred Neil è un artista senza tempo, al di fuori delle logiche di mercato. Spesso non lo si cita tra i più grandi: ha prodotto pochissimo materiale e spesso ha scritto esclusivamente per altri. Non amava essere al centro dei riflettori. Jonas Mekas ha girato uno dei miei film preferiti, As I Was Moving Ahead Occasionally I Saw Brief Glimpses of Beauty, una raccolta di frammenti video registrati durante un arco di trent’anni. Ahmed Malek è un compositore algerino di cui si sapeva poco finché il suo lavoro non è stato riscoperto da un’etichetta che fa una grande ricerca tra i negozi di musica dei paesi arabi.
Brani come Franny & Zooey e Seymour G. sembrano richiamare l’universo di J.D. Salinger. Quanto la letteratura ha influito sul tuo immaginario musicale?
Ho riscoperto Salinger di recente. Franny & Zooey è un libro denso di mistero, mi ha fatto venir voglia di scollare le parole dalla carta stampata per vedere cosa nascondono. Le sue riflessioni mi hanno spinto a domandarmi: perché faccio musica? La risposta è nelle pagine finali del libro.
Cosa puoi raccontarci del processo di registrazione? Hai parlato di microfoni improvvisati, rumori d’ambiente… Qual è stata la traccia più difficile da completare?
Le canzoni sono state registrate con un computer, una scheda audio Focusrite, un microfono Scarlett, una tastiera MIDI da 32 tasti, la mia chitarra elettrica. Non conosco molte tecniche di registrazione e missaggio, mi limito a conoscerne le basi. Forse la traccia più complicata è stata Tetsuo: ci sono tantissime incisioni.
La dimensione intima e personale di questo disco lo rende quasi un diario sonoro. Credi che tornerai mai a un approccio più “strutturato” alla scrittura e alla produzione, oppure il DIY rimarrà sempre parte del tuo modo di fare musica?
Certamente. Diciamo che se avessi i mezzi e le conoscenze tecniche, questo disco probabilmente suonerebbe diverso. Con i Moustache Prawn stiamo registrando del materiale in maniera più professionale.
Dopo l’uscita di questo album, cosa dobbiamo aspettarci da Meijic Inca? Ci saranno concerti o altri progetti in cantiere?
Non ho fatto questo progetto per suonare dal vivo. Credo continuerò a registrare canzoni quando ne sentirò l’urgenza e a condividerle se ne sentirò il bisogno. Con i Moustache Prawn, invece, ci saranno presto novità!




