Non è fame di successo, non è passione fine a sé stessa
Per Half, artista classe ’99 originario di Milano, la musica oggi è soprattutto un bisogno. Un’urgenza viscerale, nata da dentro, che ha superato tecnicismi, velleità e pose. Dopo anni di scrittura sporadica e pubblicazioni non programmate, Half è tornato con una nuova consapevolezza: la passione da sola non basta. Serve qualcosa di più. Serve crederci davvero.
Il suo nuovo singolo “Se rifletto” è lo specchio di questo momento. Una traccia che rievoca inconsciamente le sue prime rime – un dissing adolescenziale nato per reagire alle prese in giro – ma che oggi si carica di significati più profondi. Perché quando nella musica ci metti ciò che non riesci nemmeno a dire, allora sì, diventa vera.
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Abbiamo incontrato Half per farci raccontare questo “bisogno” che muove ogni suo verso, ogni suo suono. Ne è uscita un’intervista sincera, ironica e personale. Proprio come lui.
1. Ciao Half, piacere di conoscerti e grazie per essere con noi oggi. Hai iniziato a scrivere giovanissimo, nel 2012, con un dissing. Cosa ti ricordi di quel momento e cosa ti ha spinto davvero a farlo?
Mi ricordo benissimo che ero arrabbiato perché due amichetti (che sento ancora tutt’oggi) mi prendevano in giro tornando da scuola. Ho pensato: “Ora gliela faccio vedere io”… ed eccomi qua.
2. Nel tuo ultimo singolo “Se rifletto” dici che c’è un riferimento inconscio alle tue origini musicali. In che modo pensi che il passato ritorni nella tua musica di oggi?
L’origine della mia musica è il BISOGNO di farla. O meglio, il bisogno di esprimere un sentimento. E i sentimenti non conoscono passato, presente o futuro. Stanno lì e basta. È come se quello che passiamo rimanesse sempre con noi. Diventa parte di noi. Per cui il ritorno del passato è costante nell’arte. Inevitabile.
3. Parli spesso del concetto di “BISOGNO” come motore dell’arte. Quando hai capito che la passione da sola non bastava più?
Quando l’ho capito non lo so esattamente. Da che ho memoria, l’ho sempre saputo. Diciamo che in questo periodo della mia vita ne sto avendo la prova empirica.
4. Hai avuto un percorso musicale “sporadico”, come lo definisci tu. Cosa ti ha tenuto lontano dalla costanza prima, e cosa ti ci sta riportando ora?
Suonerò come un disco rotto, ma anche qui penso si debba parlare di mancanze… o BISOGNI. Ovvero: non so esattamente cosa mi impedisse di produrre musica in maniera costante, ma sapendo che ora è IL BISOGNO che nomino sempre a “permettermelo”… vorrà dire forse che prima non ne avevo così… BISOGNO.
5. Hai scritto che il tuo bisogno attuale è qualcosa di così forte da averti fatto credere davvero in te stesso e nella tua musica. Quanto ha cambiato il tuo approccio creativo?
Tantissimo, ma allo stesso tempo per nulla. Mi spiego meglio: adesso io devo soddisfare il BISOGNO. Fine. È una cosa che viene talmente naturale che quasi non esiste più “un approccio”, inteso come “metodologia”. Sarebbe come chiedere a qualcuno come si approccia ad alzarsi la mattina… anzi, quello è più difficile. Ormai scrivo in maniera ossessiva.
6. Senza svelare troppo, quanto c’è di personale nelle tue ultime tracce? Usi la musica più per dire a te stesso o agli altri?
Sono al 100% personali. Sono il mio putrido e marcio cuore messo a tempo, ve lo giuro su Dio. E non scherzo quando dico che, sotto certi punti di vista, ascoltando le mie canzoni qualcuno dall’altra parte dell’Italia potrebbe arrivare a conoscermi meglio di chi vedo tutti i giorni. Non per screditare i miei amici o conoscenti, ci mancherebbe. Semplicemente sono io che parlo di me mooooooooolto più nelle canzoni che alle persone.
7. Hai detto chiaramente che non ti interessa piacere. Ma allora cosa cerchi nel pubblico? Un ascolto sincero? Una connessione più profonda?
Ho estremizzato per fare l’uscita ad effetto, ammettiamolo. OVVIAMENTE a chiunque interessa piacere. E anche a me interessa. Mettiamola così: mi interessa piacere solo se alle MIE condizioni. Ovvero, questa è la musica, questo è quello di cui ho BISOGNO; chi apprezza è il benvenuto. Altrimenti starò da solo alla festa, ma non aspettatevi che io abbassi il volume. Ecco. Nel pubblico cerco chiunque possa sentire una mia canzone e dire: “Ecco come mi sento!”.
8. C’è un momento preciso in cui hai capito che “dovevi” riprendere a scrivere? Una scintilla, un evento, una parola detta o taciuta?
Voglio un avvocato.
9. Come vivi oggi la tua identità musicale? Ti senti ancora un emergente o qualcosa di diverso?
Mi sento emergente rispetto a me stesso. Devo “emergere” da me stesso. Io so benissimo cosa sono in grado di fare, da sempre; ora però, grazie al BISOGNO, ho una “scusa” per dimostrarlo. Non ho ancora un’identità musicale per il pubblico e me ne rendo conto, è normale; serve costanza appunto, come abbiamo detto. Ma non sono né spaventato né spazientito. Tempo al tempo. Basta solo credere in se stessi.
10. Infine: se dovessi riassumere in una frase quello che vuoi lasciare con la tua musica… quale sarebbe?
Le lascio qualche biscotto al cocco che so che le piacciono molto.




